Cultura e territorio

Capitanata terra d’arte: viaggio tra i nostri capolavori

I capolavori artistici della Capitanata sono davvero tanti, la provincia di Foggia, infatti, è terra d’arte e di cultura, dovremmo ricordarcelo più spesso.

Il catalogo stampato dall’Istituto Grafico Tiberino di Roma ricco di 196 tavole, contiene i tesori appartenuti alla Capitanata e alla Puglia, oggetto della mostra di Bari.

Con Ettore Braglia, cultore di storia locale, andiamo alla scoperta delle opere d’arte custodite nella nostra terra. Partiamo dal capoluogo dauno. A Foggia c’è la magnifica tela del pittore Francesco De Mura, del quale esiste in Cattedrale una “Moltiplicazione dei pani e dei pesci”.

Non dimentichiamoci però che sempre a Foggia, nella Cattedrale, è presente “La Pietà”, capolavoro dell’artista marcianisano Paolo De Maio realizzato nel 1741 e ora oggetto di un importante restauro. Nel centro del capoluogo dauno, inoltre, il palazzo Siniscalco-Ceci della prima metà del 1800 conserva una preziosa tela attribuita al Tintoretto.

Torniamo al catalogo. Cerignola espone una tela di “San Giorgio uccide il drago” esposta nella chiesa di San Giorgio; Manfredonia, “l’Annunciazione” situato nella chiesa di San Berardino.

San Giovanni Rotondo presentò alla mostra un bacile di rame sbalzato del diametro di cm. 41; San Marco in Lamis una “croce processionale” della Chiesa Matrice opera di oreficeria Aquilara del XV secolo; Sant’Agata di Puglia è ricordata con un presepe della fine del ‘400 e una tela inedita di “Madonna del Carmine” del ‘500.

San Paolo Civitate presente alla mostra con un legno dipinto e dorato raffigurante “Santa Rosalia” opera di un intagliatore napoletano del XVII sec. Serracapriola rappresenta un “Triittico” le tavole raffiguranti una Madonna con il bambino, un’opera che era sconosciuta e nascosta dietro il coro nella Chiesa di San Mercurio.

Siponto con il famoso “Crocifisso” appartenente alla Chiesa di San Leonardo, scoperto nel 1950 è una scultura lignea del XIII secolo che mostra nella parte inferiore motivi oltre-montani.

Troia è rappresentata da un “cofanetto” di avorio e di bronzo dorato, attribuito ad arte musulmana datato tra l’XI e il XIII sec., Troia è rappresentata anche da i due “Exultet” rotoli membranacei con scrittura beneventana e già presentati nel 1950 alla Mostra Storica della Miniatura Italiana a Roma.

Ancora appartenente alla Cattedrale di Troia un “Fermaglio per Piviale” in rame con rari smalti del quattrocento.Vico del Gargano era presente con la tela che decora il monumentale altare marmoreo “L’Annunziata e l’Angelo” opera del Vaccaro datata 1650.

La località meglio rappresentata è Lucera. Una scultura di un guerriero giacente, secondo alcuni studiosi è il guerriero lucerino nel distruttore della Lucera Saracena. Dei ricami finissimi che abbellivano la stola e il pettorale del camice del Beato Agostino Kazotic vescovo di Lucera dal 1322-23.

La Crocifissione e Cristo in trono fra i simboli degli evangelisti, un dittico in lamina d’argento sbalzata e cesellata su struttura lignea del XIV secolo. Una tavola raffigurante una “Madonna in Gloria”, San Giovanni Evangelista e San Nicola, una tela della “Visione di San Benedetto” del 1750, una tela di Francesco De Mura rappresentante “L’Addolorata” della chiesa del Carmine invece della Chiesa di San Domenico la tela raffigurante san Giuseppe e il Bambino.

Redazione

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