Salute e Benessere

Fase 2, tra ansia e frenesia: i consigli della psicologa

Si vede la luce dal tunne del lockdown. Dal 4 maggio inzia ufficialmente per il nostro paese la tanto agognata Fase 2 che tra normative, comunicazioni e direttive diverse da zona a zona, sta generando non poca confusione.

Una confusione che di certo non è amica della nostra serenità: c’è chi è in preda ad una frenesia e non vede l’ora di tornare alla normalità e chi invece teme una nuova impennata dei contagi.

Se prima, insomma, sapevamo che bisognava restare a casa, adesso nuove preoccupazioni e nuove insidie ci attendono alle prese con il distanziamento sociale mentre cerchiamo di abituarci ad una nuova normalità.

Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Anna Palumbo, Consigliere Ordine Psicologi Regione Puglia e psicologa della task force Sipem Sos Puglia (Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza).

Dott.ssa Anna Palumbo

Dopo lo shock iniziale ci siamo abituati a questa nuova vita in quarantena. Adesso ci prepariamo a vivere la Fase 2, c’è chi freme per tornare alla normalità e chi ha paura di essere travolto da una nuova ondata di contagi, quali i consigli per gestire al meglio questa fase transitoria?

Spesso i cambiamenti sono fonte di ansia nelle persone. Ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento radicale ed improvviso delle nostre abitudini di vita. Pur se la maggior parte delle persone si è adattata a tali cambiamenti, non è mancato lo stress conseguente alla “privazione della libertà” e della privazione delle proprie abitudini.

A tutto questo, in maniera prioritaria, si è aggiunto lo stress conseguente alle difficoltà economiche che gran parte della popolazione sta affrontando. Pertanto, la Fase 2 potrebbe avere due risvolti: alcune persone, nel tentativo di ripristinare velocemente la precedente quotidianità, potrebbero mettere in atto comportamenti sbagliati, facilitando nuovi contagi.

Altre persone, al contrario, intimorite dal contatto con gli altri e dal conseguente timore del contagio, potrebbero invece mantenere eccessive restrizioni, chiudendosi in casa.

Le graduali misure prese dal governo, sia in un caso che nell’altro, ci permettono di ripristinare gradualmente la normalità, adottando tutte le precauzioni del caso, permettendoci di adattarci a questa nuova quotidianità in un modo al momento diverso.

Dallo stigma sociale ai bambini alle prese con il distanziamento sociale come affrontare la Fase 2

Finora ai bambini è stato spiegato che bisogna restare a casa perché fuori c’è il coronavirus. Nel momento in cui anche questi ultimi potranno lentamente tornare a svolgere alcune attività ma non dovranno abbassare la guardia nei confronti del covid19 come devono comportarsi i genitori per non creare traumi o allarmismi e paure nei più piccoli?

Ai bambini occorre spiegare quanto sta accadendo utilizzando un linguaggio comprensibile per la loro età, avvalendosi anche di giochi e di esempi, al fine di far rispettare loro delle regole, senza però che queste siano trasmesse con paura.

I bambini hanno una enorme capacità di apprendimento, dato il loro periodo di sviluppo. Occorre che i genitori trasmettano le nuove regole del vivere comune come hanno sempre trasmesso le altre regole in passato.

Tra le proposte in campo c’è quella di prediligere lo smart working per quelle categorie professionali che ne hanno la possibilità e per gli studenti, ma come sappiamo, non è tutto rose e fiori: come si gestisce lo stress di questa situazione?

Dobbiamo ritenere che l’epoca in cui viviamo, grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, ha consentito a tante aziende, lavoratori e studenti di andare avanti, e questo è un grande vantaggio.

Tuttavia, passare molte ore al computer o al telefono, di per sé, aumenta notevolmente i livelli di stress. Da questo punto di vista è opportuno cercare di definire tempi e spazi da dedicare al lavoro, nonché ad attività di svago, non solo con i propri familiari ma anche solo con se stessi.

Inoltre, è opportuno, soprattutto la sera, al fine di facilitare il rilassamento e il sonno, dedicarsi ad attività di decompressione, cioè a qualsiasi attività piacevole per la persona e che induca una condizione di rilassamento psico-fisico

Nel momento in cui ritorneremo lentamente ad una maggiore libertà di contatti e circolazione tra noi ci saranno anche coloro che hanno contratto il virus: come si evita lo stigma sociale nei confronti di queste persone?

In genere lo stigma è una conseguenza della paura. Adottando tutte le semplici precauzioni che ci sono state indicate (distanza sociale, l’uso di mascherine, ecc…), sappiamo di tutelare noi stessi e gli altri da qualsiasi forma di contagio.

Occorre anche ricordare che tutte le persone che hanno contratto il virus sono state altamente monitorate e che, se riprendono la normale vita, sono guarite.  

E’ evidente che questa emergenza ha nuovamente acceso i riflettori sull’importanza della figura dello psicologo, chiamato in causa soprattutto per offrire sostegno alle forze dell’ordine e al personale sanitario schierato in prima linea in questa battaglia

Sicuramente le categorie più colpite in questa emergenza sul piano psico-fisico sono quelle che lavorano a stretto contatto con la malattia e la morte, come la categoria dei sanitari e quella delle forze dell’ordine, costrette a svolgere ore di lavoro massacranti, pervase dal timore del proprio e altrui contagio. Tutti abbiamo visto le immagini trasmesse in tv.

L’intera categoria degli Psicologi, in ogni parte d’Italia, sin dai primi momenti, si è attivata per fornire supporto psicologico al fine di prevenire la cronicizzazione di normali reazioni da stress che queste figure sicuramente hanno vissuto.

In Puglia è stato attivato proprio per queste categorie un numero verde (800 01 02 40) a cui hanno aderito Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, Sipem Sos Puglia (Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza), Emdr Italia e Fratellanza Popolare di San Vito dei Normanni.

Credo che la categoria, oltre che mostrare un grande senso civico, abbia offerto il proprio sostegno e partecipazione in un enorme momento di difficoltà per l’Italia, a tutti i livelli.

Sicuramente assisteremo nei prossimi mesi ad un incremento del nostro lavoro quotidiano. Ogni emergenza, soprattutto se prolungata nel tempo, lascia degli strascichi sulla popolazione e soprattutto sulle categorie più colpite. Siamo stati presenti fin dai primi momenti della emergenza; credo però che con la ripresa saremo chiamati ad operare molto di più.

Dalila Campanile

Giornalista pubblicista, addetta stampa e digital PR. Sin da piccola non ho mai smesso di coltivare una delle mie più grandi passioni: la scrittura. Dopo l’esperienza di redattrice presso il giornalino scolastico delle scuole medie “Il SottoSopra”, ho capito che la mia strada sarebbe stata quella: non mi sono mai fermata, intraprendendo numerose collaborazioni con le testate locali, specializzandomi in articoli di costume. Poi sono arrivate le collaborazioni per gli uffici stampa e la comunicazione digitale. Dopo la laurea in legge – la mie materia preferite? Inevitabilmente Diritto Commerciale e Diritto delle Comunicazioni – ho seguito numerosi corsi di aggiornamento e specializzazione per affinare le mie doti comunicative. La mia missione? Far circolare le buone notizie e raccontare il bello che ci circonda, perché non bisogna mai darlo per scontato.

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