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Foggia dice no alla violenza: incontro in Ateneo per contrastare il femminicidio

Foggia – Nel solco della lettera (https://www.unifg.it/notizie/lettera-aperta-federica) idealmente inviata dall’Università di Foggia a Federica Ventura – ex studentessa del Dipartimento di Studi umanistici Lettere, Beni culturali e Scienze della formazione, uccisa dal marito lo scorso 16 febbraio – proseguono le iniziative per contrastare il femminicidio e ogni manifestazione di violenza domestica nei confronti delle donne e soprattutto per diffondere, quanto più possibile, la cultura dell’ascolto a beneficio di chi sembra isolato e, proprio per questo più vulnerabile, degli altri.

L’escalation dei casi di femminicidio in Italia (https://www.istat.it/it/files/2017/11/Analisi-delle-sentenze-di-Femminicidio-Ministero-di-Giustizia.pdf) mette, infatti, di fronte a un grave e spesso sottovalutato problema culturale, che anche le accademie e tutti gli organismi culturali hanno il dovere di provare ad analizzare, e combattere, con gli strumenti della conoscenza.

L’Università di Foggia, insieme alle associazioni di volontariato Sporchiamoci le mani (progetto Great), Impegno Donna, Svoltare e con la collaborazione del Comune di Foggia e della Consulta comunale per la parità e le pari opportunità, ha organizzato per lunedì 26 novembre un incontro per parlare, sul piano strettamente operativo, della diffusione del fenomeno su scala locale: un evento che, segnatamente per l’Università di Foggia, non può non avvenire se non nel nome di Federica Ventura, soprattutto alla luce degli sviluppi processuali che hanno fatto seguito all’omicidio della donna che si era laureata a Foggia.

«L’episodio di Troia ci ha scosso profondamente, spingendoci a fare di più anche come accademia – spiega la prof.ssa Antonella Cagnolati, delegata del Rettore alle Pari Opportunità dell’Università di Foggia –. Noi dobbiamo provare ad essere un punto di riferimento per chi non sa a chi rivolgersi oppure per chi ha timore di rivolgersi a qualcuno, in quanto territorio neutrale l’Università deve essere attenta a cogliere segnali di disagio e malessere. Lo dobbiamo a Federica, ma soprattutto lo dobbiamo alle ragazze e alle donne che subiscono ancora violenze». Tra gli interventi in programma, nell’incontro del 26 a Palazzo Ateneo (auditorium Bruno Di Fortunato, sesto piano), previsti anche quelli della prof.ssa Isabella Loiodice (per il progetto Unire – Università italiane in rete per la prevenzione e la lotta alla violenza, nonché ordinario di Pedagogia generale e sociale all’Università di Foggia), della dott.ssa Franca Dente (presidente Impegno Donna), della prof.ssa Madia D’Onghia (presidente CUG e ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Foggia), e della dott.ssa Francesca Giannini (responsabile del progetto Sporchiamoci le mani – Great).

«Faremo il punto sulla situazione locale – aggiunge la prof.ssa Cagnolati – sullo stato della rete di protezione che viene offerta, o che deve essere offerta a queste donne, e sulle azioni che devono essere in atto nel momento in cui vengono denunciati atti di violenza o peggio di aggressione sistematica. Quella rete che è venuta a mancare, purtroppo, nel caso di Federica. Ma non siamo riusciti a capire quanto profondo fosse il suo disagio, il suo malessere. Invece dobbiamo andare più a fondo, abbiamo il dovere di analizzare più dettagliatamente caso per caso e soprattutto abbiamo il dovere di intuire quando una donna non denuncia per timore, per paura, per non sentirsi a disagio. Dobbiamo fare in modo che quello che è successo non succeda più, soprattutto se riguarda giovani donne che attraverso gli studi cercando di emanciparsi proprio da quella grettezza d’animo e di condizione sociale di cui spesso sono vittime. Chiederemo a tutte le istituzioni di fare la propria parte, invocheremo aiuti e sostegni di ogni genere. Ma dobbiamo esserci, soprattutto perché lo dobbiamo a Federica. Lo dobbiamo al suo ricordo, alla sua straordinaria forza di aggrapparsi alla vita nonostante tutto ciò che le succedeva, ai bambini che ha lasciato e che hanno bisogno di sperare in un modo migliore… ».

Redazione

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