Cultura e territorio

C’era una volta a Foggia una rinomata e golosa fabbrica di liquirizia

Foggia – Nella seconda metà dell’800 Foggia divenne terreno fertile per la nascita di diverse fabbriche di notevole rilievo, tra queste non si può non menzionare la golosa fabbrica di liquirizia Balsamo.

A partire dagli anni 70 dell’800, il capoluogo dauno favorì la nascita e lo sviluppo di nuove realtà produttive. Nel 1873, per dare un notevole impulso all’agricoltura, fu realizzato uno stabilimento meccanico a vapore, Saponaro e Pollice, che forniva macchine e strumenti agrari, enologici e oleari. Tra il 1886 e 1888 il panorama produttivo della città di Foggia si arricchì ancora di più con la nascita di due nuovi stabilimenti.

Stiamo parlando di G.O. Barducci-Pedone, per la produzione di paste e pane, e Mancini e La Torre, per la produzione di macchine agricole e industriali. A queste si aggiunsero le fabbriche Balsamo, per la produzione di liquirizia, e Jagulli per la tessitura del cotone.

Questa volta vogliamo soffermarci sulla golosa fabbrica di liquirizia, della quale si sa pochissimo, reperire delle attendibili informazioni è stato, infatti, molto difficile. Ettore Braglia, cultore di storia locale, è riuscito a scovare interessanti indicazioni sulla storia di questa antica fabbrica foggiana della seconda metà dell’800.

Chi da Foggia andava a Manfredonia, non molto lontano dalla città scorgeva un edificio con una certa apparenza nobile di due portoni, cioè una per macello, un’altra per dormire e tre con grottoni; c’erano nell’ interno anche due magazzini per la fabbrica di liquirizia.

Questo edificio, danneggiato forse dal terremoto del 1731, nel 1835 era diruto e fu ripristinato da Antonio Carafa di Noia. Per la prima volta, e con lusinghieri auspicii si presentava alla pubblica gara la liquirizia del marchio Carafa.

Questa antica fabbrica era diretta da Giuseppe Giordano. Dopo di lui subentrò Balsamo, da qui il nome ‘fabbriche Balsamo’, e la fabbrica contava 33 addetti. Per la produzione di liquirizia gli stabilimenti più produttivi nel Sud Italia erano quelli di Altilia, San Lorenzo di Vallo (39 addetti) e Isola (Calabria), ma quella di Foggia vantava nuove tecnologie.

Dalle radici delle piante appositamente coltivate, la liquirizia si propaga, invece che per seme, per radici, tagliate in pezzi di 5 fino a 20 centimetri si disponevano in solchi profondi un palmo circa nei mesi di ottobre e novembre che poi corrispondevano all’epoca della raccolta. Dopo tre anni si rovesciava il terreno ad una profondità i 70 centimetri, e si faceva la raccolta delle radici.

Le radici di liquirizia, dopo essere state purgate dalla terra mediante immersione nell’acqua, si portavano in fasci alla fabbrica di via Manfredonia. Foggia aveva maggior credito per la perfezione con cui si fabbricava il succo di liquirizia; tuttavia l’industria foggiana incontrò notevoli difficoltà per la concorrenza, così per diminuire il prezzo dei prodotti introduceva sostanze eterogenee e farina scadente. Di lì a poco la rinomata fabbrica di liquirizia foggiana chiuse.

Fonte: Ricerche a cura di Ettore Braglia – Storia di Foggia di Leonardo Scopece

Redazione

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