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La città nelle mani delle Baby Gang: quando finirà tutto questo?

È una domenica molto triste, questa del 13 ottobre 2019. La notizia di una nuova aggressione sta già facendo il giro dei social network.

Il fatto di cronaca è ormai noto, ma è giusto riportarlo, quantomeno per sommi capi. Un sabato sera qualunque, una serata spensierata che, per un cinquantenne di Foggia, si è subito trasformata in un incubo.

L’uomo è stato preso di mira da una banda di ragazzini, giovanissimi, ovviamente minorenni, e forse proprio per questo spregiudicati e capaci di tutto, forti del fatto di passarla liscia, con la loro età anagrafica a fare loro da scudo.

Botte, spinte e minacce. L’uomo finisce in ospedale. Sul posto accorre la Polizia, ma le indagini sono ancora in corso e chissà se porteranno all’identificazione degli aggressori. Eppure a quell’ora via Dante era gremita.

Un fatto di cronaca, questo, che colpisce tutta la comunità. Non solo chi vive a Foggia, ma anche chi ormai vive lontano e teme che queste belve, annebbiate forse anche dai fumi dell’alcol, possano colpire i loro cari rimasti a vivere in città.

Uno scenario, questo, che fa davvero rabbrividire, soprattutto se si pensa che non si tratta un caso isolato. Sempre ieri sera, infatti, alcuni ragazzini sono stati malmenati in piazza del Lago. Pochi giorni fa, infine, un’altra banda (o forse sempre la stessa, non è dato saperlo), si è accanita contro un 61enne ferendolo gravemente, a Rione Martucci.

Sembrano storie degne di Gotham City, ma qui non siamo in un film, non c’è Batman pronto a proteggerci. Siamo semplicemente a Foggia, una città di piccole dimensioni, un paesone, dove dovremmo conoscerci un po’ tutti in fin dei conti.

E’ difficile cercare una motivazione a tutto questo, è evidente che si tratta di una serie di cause concatenanti: genitori assenti, mancanza di rispetto verso le persone adulte, sentimento di impunità, istituzioni latitanti e molto altro ancora.

Inutile adesso investigare sulle cause. In fin dei conti possiamo facilmente dedurle, come ho appena fatto anche io.

Quello su cui dovremmo invece riflette è su cosa possiamo fare noi cittadini. Sicuramente possiamo essere solidali, fare in modo che una persona in difficoltà non venga lasciata sola.

Dobbiamo avere il coraggio di intervenire, tutti assieme, non essere semplici spettatori di queste scene. Chiamare le forze dell’ordine. Oggi è toccato a quel 50enne, un domani potreste essere voi al suo posto, oppure i vostri anziani genitori. L’unico modo, reale, che abbiamo noi cittadini onesti per sconfiggere la microcriminalità dilagante in città è quello di fare fronte comune.

Leggo spesso i commenti degli utenti, mi piace farlo per capire la vostra opinione. Molti di voi pensano che questo fenomeno finirà soltanto quando questi ragazzini incontreranno la persona sbagliata sulla loro strada. La verità è che noi non siamo come loro, non dobbiamo esserlo. La violenza non si combatte con altra violenza.

“A Provenzano, catturato dopo 43 anni di latitanza, la prima cosa che chiesi fu: “ha bisogno di qualcosa?”; rispose che aveva bisogno di un’iniezione per curare la sua malattia, e rapidamente trovammo il modo di fargliela. Gli dimostrammo la differenza tra noi e loro . Pietro Grasso”

Luigi Sabbetti

Redazione

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