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Michele: “Sono orgoglioso di fare il Pastore sul Gargano, lo Sperone d’Italia”

L'orgoglio foggiano di lavorare per la crescita del proprio territorio.

Oggi abbiamo intervistato il giovanissimo Michele Totaro, dedito pastore autoctono sul promontorio del Gargano, lo “Sperone D’Italia”, che a soli 20 anni conserva sempre alto l’orgoglio italiano di lavorare per la crescita del proprio territorio.

Michele si racconta sui social e le sue parole già fanno capire il suo grande e spiccato senso di appartenenza alla sua terra d’origine, divenendo di forte ispirazione per tanti.

In questo specifico e delicato periodo di crisi sanitaria e crisi economica per l’Italia, a causa dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus 2, Michele fa sentire ancora di più la sua voce su Instagram cercando le parole giuste per essere di conforto per tutti. Così posta una dolcissima foto che lo ritrae con in braccio un vitello podolico, con accanto la sua mamma e sotto la foto scrive : “La durezza di questi tempi non ci deve far perdere la speranza. Nulla impedirà al Sole di sorgere ancora. Non può finire! La vita troverà sempre un modo per continuare, e sei nata tu portando un raggio di luce dopo questi giorni bui.”

Molti giovani italiani, come Michele, nonostante le molteplici ed evidenti difficoltà, continuano a mantenere alta la bandiera italiana, continuando a valorizzare sempre le ricchezze della propria terra, amandola e proteggendola, quasi come in un affettuoso “abbraccio materno”, consapevoli di essere figli di una terra bellissima.

Tuttavia, a causa delle difficoltà economiche che da anni sta vivendo l’Italia, permane una buona fetta di giovani italiani che si ritrovano ad essere molto incerti sul proprio futuro, spingendoli ad emigrare all’estero e all’atto pratico a mettere talvolta da parte il proprio senso di appartenenza, seppur conservandolo solo idealmente.

Michele ci racconta la sua storia da pastore appassionato alla vita rupestre ed, in primis, ci racconta l’urgente necessità di tornare ad amare la propria terra, recuperando il proprio senso di appartenenza, sentimento messo a dura prova dal periodo di crisi e di sfiducia nei riguardi del futuro che sta vivendo l’Italia negli ultimi anni e, più in particolare, nell’ultimo periodo.

Crediti foto: Michele Totaro

Michele và fiero della sua terra e del suo lavoro, profondamente integrato e compenetrato nella natura garganica, con la quale mantiere un rapporto stretto e del tutto viscerale.

Crediti foto: Michele Totaro

Michele, proprio in tal proposito, vuole lasciarci un messaggio di vita molto importante.

Per tale motivo gli abbiamo fatto qualche domanda e le sue risposte ci hanno lasciato stupefatti per il suo notevole orgoglio e spiccato senso del dovere:

A – “Da quanto tempo fai questo mestiere?!”

B – “Da quando sono nato. La mia famiglia alleva animali da generazioni.”

A -“Quali animali allevate nello specifico?”
B – “Noi nella nostra azienda alleviamo specialmente la vacca podolica e la capra garganica, mentre il cavallo lo uso diciamo per hobby, per andare al pascolo con gli animali.”

Crediti foto: Michele Totaro

A – “Ti piace molto lavorare a contatto con gli animali?”

B – “Sì, sono la mia vita.”

A – “E’ una cosa bellissima amare il proprio lavoro. Non tutti hanno questa fortuna. Molti fanno un lavoro che non gli piace, pur di portare il pane a casa.”

B – “Sì, sono molto fortunato.”

Gargano
Crediti foto: Michele Totaro

La passione che si evince dalle sue parole e dal suo sguardo, sempre rivolto verso l’orizzonte est garganico, il cui Promontorio si affaccia sul Mar Adriatico, dalle spiagge della costa garganica dall’incontaminata bellezza, fanno ben intendere di stare parlando con un giovane ragazzo che è riuscito a realizzare il suo sogno, che ha maturato e coltivato sin da bambino.

A – “Quanti ore al giorno dedichi al tuo lavoro?”

B – “Da quando il Sole sorge a quando tramonta.”

A – “In che zona del vastissimo Gargano lavori a diretto contatto con la natura?”

Crediti foto: Michele Totaro

B – “Nel periodo primaverile ed estivo io ed i miei collaboratori transumiamo verso la montagna, esattamente nel cuore della Foresta Umbra, sulle montagne. Invece verso la fine del periodo autunnale e agli inizi dell’inverno, trasumiamo verso il mare, scendendo nelle zone di Peschici e Vico del Gargano.”

Vico del Gargano sullo sfondo e mucca podolica in primo piano.
Crediti foto: Michele Totaro

Michele lavora nel cuore del vastissimo Gargano, lo “Sperone d’Italia”, tra le montagne, nella zona su cui sorge la Foresta Umbra, collocata tra le cittadine di Vico del Gargano e Monte Sant’Angelo, nella zona cioè più interna del “Parco Nazionale del Gargano”, riserva naturale protetta costituita da una fauna molto ricca e variegata e da una peculiare e contraddistinta biodiversità italiana.

Il Parco Nazionale si estende su una superficie di 118.144 mila ettari dell’intera e vastissima subregione garganica, entro il quale le aree boschive contano una superficie più piccola, di oltre 39.000 mila ettari, costituendo la zona ad essere maggiormente interessata dalla vegetazione e di cui la Foresta Umbra costituisce solo una parte.

La Foresta Umbra, infatti, con i suoi circa 15.000 mila ettari detiene da sola ben il 40% della flora italiana, arrivando a contare un complesso di oltre 2.000 specie vegetali.

La Foresta Umbra è una zona interamente ricoperta da boschi e in cui oliveti e aree dedicate al pascolo si alternano ad aree incolte di macchia mediterranea, in una Regione, peraltro, come la Puglia in cui la percentuale relativa ai dati forestali è la più bassa d’Italia (7,5%).

A – “Cosa pensi dell’Italia e del Gargano?”

B – “Be’ io penso che l’Italia ed, in particolare, il Gargano siano in assoluto i posti più belli al mondo, però purtroppo sono stati abbandonati, da tutto e da tutti.”

A – “Non hai pensato di mollare tutto anche tu e di andare a vivere al Nord Italia o all’Estero come hanno fatto moltissimi giovani italiani in cerca di fortuna negli ultimi decenni?”

B – “No, mai. Non ho mai pensato di lasciare questa vita e il mio lavoro. Tante volte, però, mi sono dovuto confrontare con persone che non la pensano come me.”

Crediti foto: Michele Totaro

Michele è divenuto virale sui social ed in particolare su instagram, sotto lo pseudonimo di “U sculer”, locuzione dialettale che significa “Il pastore”, la stessa locuzione con cui veniva chiamato il nonno Michele, anch’egli da una vita dedito alla transumanza e all’allevamento di bovini dal “manto grigio”, le mucche podoliche, una razza in via di estinzione.

Crediti foto: Michele Totaro

Il nonno ha trasmesso al nipote Michele la passione incondizionata per la vita podolica. Le mucche di razza podolica sono primitive e selvatiche e vivono la loro intera esistenza libere di poter pascolare sulle montagne.

Crediti foto: Michele Totaro

Il caciocavallo podolico, il formaggio derivante dal latte podolico può essere prodotto solo in quantità limitate, ma è risaputa la sua leggendaria qualità.

Per produrlo vengono utilizzati metodi assai antichi, così come molto antica è la pratica stessa di allevare bestiame, estremamente legata alla transumanza, nel nostro territorio.

Crediti foto: Michele Totaro

A – “Come mai hai scelto di fare questo lavoro?”

B – “Ho scelto di fare il pastore perchè io sono nato per fare questo lavoro, senza i miei animali non mi sentirei vivo, ecco! Oggi come oggi è inusuale ed anche difficile fare una scelta lavorativa e di vita come la mia: noi allevatori siamo diventati l’ultima categoria.”

A – “Cosa pensano le persone delle scelte lavorative e di vita che hai fatto?”

B – “Ai tempi della scuola molto spesso sono stato deriso e ho dovuto fare i conti con i pregiudizi della gente, per via del lavoro da pastore che eseguo con dedizione da sempre. Mi sono sempre sacrificato per cercare di portare avanti l’azienda familiare e per dedicare tutto il tempo necessario al lavoro che amo, nonostante gli impegni scolastici. Ho sofferto molto. Non mi sono mai sentito supportato o capito. Infatti, non mi sono mai sentito apprezzato, anzi venivo anche un po’ sottovalutato, ma resto orgoglioso di quello che faccio. Inoltre, sotto suggerimento dei miei genitori una volta mi sono recato a Milano in compagnia dei miei amici, per cercare nuove e diverse opportunità lavorative. Ma una volta arrivato lì il secondo giorno già volevo scappare! Non è vita per me. Anzi, quell’esperienza mi è servita per capire quanto sono fortunato io a fare la vita che faccio e a vivere qui.”

Crediti foto: Michele Totaro

A – “Cosa ne pensi di quei ragazzi che, invece, decidono di andare a vivere in Nord Italia o all’Estero per cercare di dare una svolta al proprio futuro, anziché restare in Italia, nella loro terra di provenienza?”

B – “Ai giovani, miei coetanei, voglio dire che non bisogna scappare, anzi. Bisogna fare quello che ho fatto io: avere il coraggio di restare e di inventarsi qualcosa per dare una svolta a questo territorio, che si sa è un territorio prevalentemente di allevamento, di pastorizia e di agricoltura.”

Crediti foto: Michele Totaro

Il giovanissimo Michele è da esempio per tutti quei giovani che si sentono insicuri o spaesati, perchè hanno paura del proprio futuro, vedendolo sempre più incerto ed inafferrabile, riportando la speranza di non smettere mai di credere nei propri sogni, anche quando non c’è nessuno che crede in te, perchè è quello il momento in cui bisogna crederci ancora di più, seppur restando coi piedi nella propria amata terra.

Crediti foto: Michele Totaro

Articolo di Noemi Di Leva

Noemi Di Leva

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