Cultura e territorio

Il caffè Strasburgo e gli storici bar della Foggia di un tempo

Foggia -Facciamo un viaggio nel tempo alla scoperta degli storici caffè e bar della Foggia di un tempo, quelli dal fascino ormai perso delle cartoline ingiallite, in cui si fermavano uomini rappresentativi della politica, del foro, delle arti, del commercio e del giornalismo.

Nei primi anni successivi a quello  della proclamazione dell’Unità d’Italia la nostra città , per quanto  regalis  sede di Federiciana memoria, e per le sue attrattive fosse stata, visitata dai membri della Casa Borbone che la prescelsero nel matrimonio di Francesco I, offriva poche possibilità di divertimento e passatempi che potessero attrarre le autorità e funzionari dei nuovi uffici che si andavano installando nel capoluogo.

Per questo motivo, reduce dalle guerre d’indipendenza, Vincenzo Ferreri, nativo di Serravalle Scrivia, aprì al Corso Vittorio Emanuele II, dove c’era il negozio dei Fratelli Ulivieri, una birreria, si esaltò l’iniziativa e i cittadini del miglior rango, unitamente all’ufficialità del Reggimento di fanteria e dei due Squadroni di Cavalleria, vi accorsero subito attratti dal giuoco delle carte, del bigliardo e dal desiderio di gustare la bionda ed esotica bevanda.

Il locale vastissimo, confortevole, fornito di numerosi tavoli e il servizio inappuntabile, costituivano per la clientela, giornalmente in aumento, quando di più accogliente si potesse desiderare.

Dirimpetto, sotto il palazzo Varo, dove c’era la Standa, ugualmente alla chiesetta di S. Marta che, come si dice a Roma fa lume a San Pietro vi era il minuscolo ed antichissimo caffè del forlivese Lacchini, che alcuni rammentavano, nella sua tarda età bidello del Circolo Impiegati.

L’apertura della birreria Ferreri tolse parecchi clienti al caffè S. Marco, il popolarissimo proprietario, molto conosciuto in provincia era il vero mago della gelateria che teneva sempre pronta in qualunque giorno e qualsiasi stagione. I suoi grossi e gustosissimi pezzi duri di forma rotonda, costavano appena cinquanta centesimi e con cinque soldi si poteva acquistare anche mezzo gelato.

Il San Marco messo con sobria eleganza e tenuto con molto accorgimento, era frequentatissimo, maggiormente , nella stagione estiva, quando le famiglie signorili, dopo la passeggiata in cui rivaleggiavano con le migliori pariglie ed i legni più belli, si fermavano bella posta.

Verso il 1890 qualche anno prima che si chiudesse la birreria Ferreri, il San Marco cambiò i locali e si installò in piazza del Lago, nei pianterreni del palazzo attiguo alla sede della Banca Commerciale; però nei primi anni del 1900 si trasferì di nuovo in Piazza Lanza con il  nome “Caffè Roma”.

Il Roma tipico caffè notte e giorno, le cui porte mai furono chiuse, diventò presto dormitorio e ristorante di quanti non avevano una casa; meta preferita di tutti i nottambuli; frequentatissimo dalle canzonettiste e comici dei vari caffè chantants che fino all’avvento del fascismo pullulavano in Foggia.

Durante la notte, specialmente nel periodo di carnevale , quando terminavano i trattenimenti pubblici e privati, s’era resa abituale la visita al Roma per sorbire prima di andare a letto, un poncio caldo o una fragrante tazza di caffè; il più delle volte, seduti nella sala rossa gomito a gomito con qualcuno che, poggiata la testa sul marmo del tavolino, profondamente russava.

Anche l’accreditato caffè che portava il nome del napoletano. Don Luigi Cavallaro era dei vecchi tempi dal palazzo Buonfiglio si distingueva dalla speciale clientela formata di mediatori e di appartenenti al piccolo ceto agricolo-commerciale, che passavano l’intera giornata giocando a carte e combinando affari.

Nei pianterreni del palazzo Notari tenuti dal Bar Duilio e dal tabaccaio fu inaugurato un elegante caffè-pasticceria degno di un grande centro.

Sulla facciata con decorazioni di marmo e le varie sale allestite con lusso di marmi e tappezzerie; ultima di esse tutta in rosso era riservata alle signore, che in verità la frequentavano poco. Presso il Lombardi era occupato il calabrese Giacomo D’Alessandro, che nel 1888, cioè quando il suo principale smise, aprì di fronte il Caffè Strasburgo in memoria e in omaggio della città alsaziana, in cui, nella sua prima giovinezza aveva lavorato.

Come per Milano il Campari, Bologna il Bar Centrale, Padova il Pedrocchi ecc. ecc. così per Foggia fu lo Strasburgo che in pochissimo tempo acquistò fama, in provincia e fuori, tanto che non v’era personalità politica , professionista , agente di commercio, qui di passaggio, che già non lo conoscesse.

Nelle sue sale quanti uomini rappresentativi della politica, del foro, delle arti, del commercio, del giornalismo si sono fermati? Perché era proprio lì che venivano fatti i primi approcci elettorali; era in quei tre ambienti che  si crogiolava tutta la nostra vita provinciale e cittadina; era proprio seduti a quei tavoli che i componenti dei Consigli provinciale, camerale, comunale e delle varie commissioni prendevano prima di partecipare alle sedute dei diversi consessi , gli ultimi accordi.

La crescente simpatia per il Strasburgo era, indubbiamente, incoraggiata dalla regolarità del servizio, dalla nettezza del locale e dal tatto garbato dell’ottimo Don Giacomino, che sempre premuroso accoglieva i vecchi e nuovi clienti.

Durante la stagione estiva lo Strasburgo perdeva parecchio della usa caratteristica , specie di sera in cui sull’ampio marciapiedi i tavolini si allineavano in triplice fila, dall’angolo della ditta Raia al portone del Palazzo De Petra, mentre l’interno rimaneva nella sua suggestiva penombra.

Ma alle prime piogge settembrine, quando il grosso pubblico del gelato emigrava, il caffè riprendeva il suo aspetto , così noto a tutti gli affezionati. Dalla vita esterna non restavano che i due pesanti tavolini ai lati dell’ingresso. Passano per la mente tanti amici e conoscenti tra gli assidui frequentatori; alcuni trasferiti anche in località lontane.

Nel primo tavolo a sinistra, dove nessuno prendeva posto c’era il solito calamaio, nel centro del marmo c’erano disegnati i primi pupazzetti e caricature della giornata, non mancava il motto umoristico; più avanti, nell’angolo al secondo tavolo sedeva sempre Don Carlino Alberti che tra un parere e l’altro ai suoi clienti buttava giù cartelle per il battagliero Lampo; di fronte abitualmente sedeva, Conversano Totonno, Mangano e Felice Figliolia; in fondo sparse per gli altri tavoli sconosciuti. Al banco c’era sempre il figlio del principale Federico morto nella prima grande guerra.

Gli abituali clienti del tardo mattino erano Ercolino Ferreri, dall’immancabile bastoncino e sempre in vena di scherzare; elegante, tranquillo e sorridente Eduardo Trifiletti; da Via Saverio Altamura spuntava lo scapolone impenitente e re della notte Battista Cassano; il prof. Boffi di ritorno dalla scuola della ricerca del cittadino Antonio Fini, amministratore del Corriere di Capitanata; Trematore attorniato dai compagni che si sorbiva il quinto o sesto caffè, e poi? Armando Granata,  Nicola Padalino, Rodolfo Danzi; Salvatore Furore, Nicola Miretti.

Verso il tramonto , puntualmente appariva il prof. Antonio Lo Re , che centellinava la bibita andando su e giù per la sala grande conversando con Don Giacomino o qualche amico. Non appena si accendevano i primi lumi, le sale si affollavano, il brusio cresceva, mentre le ordinazioni dei camerieri diventavano sempre più frequenti.

Nella seconda sala prendevano posto i componenti del Parlamento: avv. Ferragamo, Ing. Agrimi, ex delegato di P.S. Santamaria, Achille Cannavale che manteneva ferma l’attenzione di tutti raccontando le più stravaganti balle, in concorrenza col Cav. Cannizzaro. , e Antonio Taronna, poi il Cav. Iglesias, il Presidente della Camera Peppino Rosati, il maestro Napoli che non apriva bocca nemmeno quando ordinava la consumazione, ma poi se capitava il dott. Gaetano Mariani, fonte inesauribile di barzellette licenziose, il numero aumentava e lo spazio non era più sufficiente¸  e il chiasso e le risate richiamavano l’attenzione dei passanti.

Attorno ad un altro tavolo frequentemente se ne univa un altro e sedevano i sinistri; compagni e cittadini di tutta la gamma sovversiva locale, socialisti, anarchici, mazziniani, sindacalisti, repubblicani : Alberto Testi, Rizzelli, Asdrubali, Romolo Fuiano, Paolo Panerai, Gaetano Postiglione ,On. Maiolo, Antonio Pontone e tanti altri. Chi dette il colpo di grazia allo Strasburgo fu il fascismo i cui Ras in ogni gruppo di cittadini seduti in pubblico locale, vedevano dei congiurati che complottavano contro il regime.

La clientela cominciò a rarefarsi, e l’azienda a isterilirsi; ormai mancavano i più ed i rimasti preferivano prendere strade meno compromettenti.

Così l’ultimo dei ritrovi cittadini degli inizi 900, posto di riferimento per quanti avevano bisogno di fare capo alla nostra città, cessò di funzionare, lasciando nell’animo degli affezionati frequentatori il suo nostalgico ricordo.

Un caffè che ebbe vita breve, con sede nel pianterreno del palazzo Rotundi a Corso Vittorio Emanuele II, attiguo all’ex calzature Lioia, fu il Grambinus del sig. Gaetano Telesforo, addobbato sfarzosamente.

Si distinse per la scelta orchestrina che durante l’estate richiamava la folla degli ascoltatori, attratti dal virtuoso violinista Peppino Russo.

Di caffè nazionale, Foggia, ne aveva due. Il primo si trovava in piazza del lago e lo gestiva un a molto popolare si chiamava Rosario Mascia, posto preferito dai liberali.

Il secondo aperto nel 1865 in Porta Reale oggi Corso Garibaldi sotto il palazzo Buonfiglio, ritrovo elegantissimo dei fratelli Guardabassi che dopo un po’ si trasferirono a Roma aprendo in piazza Montecitorio, il Caffè Guardabassi.

A cura di Ettore Braglia

Redazione

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