Cultura e territorio

Un insetto per “arrestare” la Xylella

Un antagonista nordamericano, lo “Zelus renardii“, presente in Italia dal 2013, può frenare l’insetto vettore, la cicalina sputacchina (Philaenus spumarius) e quindi fermare o rallentare l’infezione da Xylella. “Avrebbe capacità aggressive buone se non addirittura ottime” – afferma Francesco Porcelli, docente del Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari.

Porcelli coordina un progetto di campionamento degli insetti vettori, finanziato dalla Regione Puglia, che ha permesso di quantificare le sputacchine: sono milioni ed il rischio che l’infezione si diffonda su larga scala è molto alto. Il team di ricerca ne ha individuate, in media, 4 milioni per ettaro, circa 200 al metro quadro mentre in un caso isolato c’è stato un picco pari ad otto milioni e mezzo per ettaro, quattrocento vettori per metro quadro, individuati nei campioni prelevati nelle zone di contenimento e cuscinetto, poco distanti dalla provincia di Bari. Complici i terreni incolti, abbandonati o non coltivati: considerando che 10mila sputacchine garantiscono un individuo a metro quadro per ogni ettaro con un grado di elevata probabilità di trasmissione della Xylella, la cifra di 200 individui a metro quadro, stimata dai ricercatori, si traduce come un elevato rischio infezione per tutta la Puglia.

Zelus Renardii
Un esemplare di Zelus Renardii (detto anche insetto assassino) intento a divorare una Lucilla Sericata (mosca verde). Credits: Chris Mallory (https://www.youtube.com/watch?v=g5cU7pgqoLU)

L’insetto assassino

I Reduvidi sono una famiglia cosmopolita, appartenente all’Ordine dei Rincoti; contano oltre 7000 specie e rappresenta una delle più vaste famiglie dei Rincoti Eterotteri. Questi insetti, dalle piccole dimensioni (2-4 centimetri), sono caratterizzati da colori generalmente scuri e poco appariscenti, hanno il capo ben distinto dal torace e sono dotati di lunghe antenne, composte da 4 articoli; presentano occhi grandi, rostro breve e robusto nell’apparato boccale e ali ben sviluppate. Sono noti per la loro spiccata aggressività, che in diverse specie si rivolge anche verso i vertebrati, compreso l’uomo, attraverso “punture” molto dolorose.


“Abbiamo provato ad offrirgli Philaenus adulti constatando, in pochi secondi, l’aggressione letale dello Zelus. Ulteriori numerosi esperimenti e osservazioni sistematiche, ancora in corso, dimostrano l’appetito feroce di questo predatore e la sua attitudine a uccidere grandi numeri della preda, anche senza nemmeno nutrirsene. Per l’allevamento massale abbiamo ottenuto discrete performance utilizzando diete a base di fegato frullato e gelificato. Ora siamo impegnati a capire se lo Zelus può essere allevato in massa, e soprattutto, su dietacompletamente sintetica, facilmente conservabile e dispensabile. In prospettiva, se riuscissimo a mettere a punto una buona tecnica di allevamento massale, ci sarà l’opportunità di indurre la creazione di una biofabbrica” – ha dichiarato il docente intervistato da Image Line.

Compito dei ricercatori sarà adesso capire come allevare il piccolo predatore e articolare le modalità di intervento per contrastare la diffusione della Xylella: “E’ allevabile di sicuro, si tratta di perfezionare tecnologie, tecniche e protocolli di allevamento economicamente vantaggiosi” – conclude Porcelli.

Antonio Piazzolla

Giornalista e divulgatore scientifico; caporedattore di Close-Up Engineering, co-fondatore e direttore responsabile di lagoleada.it, è una delle firme di Forbes Italia ed è redattore di Le Stelle, il mensile di cultura astronomica fondato da Margherita Hack e Foggia Reporter. Ha collaborato con BBC Scienze Italia, l’Espresso, Il Messaggero e Business Insider Italia.

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