Cultura e territorio

L’Università di Foggia sbarca in Albania con il progetto “Liburnia”

Martedì 12 aprile 2016 presso il Museo Storico Nazionale di Tirana si inaugura la mostra “Antiche Città e Paesaggi d’Albania” alla quale l’Università degli Studi di Foggia parteciperà con il Progetto internazionale di ricerche subacquee ‘Liburna. Archeologia subacquea in Albania’, realizzato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Tirana, la ASSO di Roma, la Guardia di Finanza, l’Istituto di Archeologia di Tirana, e coordinato dai proff. Danilo Leone, Maria Turchiano, Giuliano Volpe.

Il “Progetto Liburna” prende il nome dalla tipica imbarcazione illirica e si è posto, fin dalla sua elaborazione iniziale (anno 2007), come obiettivi principali sia la realizzazione di una carta archeologica del litorale albanese e l’indagine di alcuni siti di particolare interesse archeologico, sia la effettuazione di varie attività mirate alla formazione professionale di archeologi subacquei e alla tutela e valorizzazione del patrimonio sommerso.

La mostra di Tirana sarà occasione per presentare, in particolare, i risultati delle ricerche condotte dagli archeologi dell’Università di Foggia nella Baia di Porto Palermo, nella baia di Valona, l’antica Aulona, e nell’area dell’antica Orikum, sede di una famosa battaglia navale combattuta dalle flotte di Cesare e Pompeo nell’ambito della guerra civile nella metà del I secolo avanti Cristo. Nel corso degli anni, le campagne di studio hanno indagato sistematicamente il litorale del promontorio di Karaburun, costellato da cave antiche di calcare e da splendide baie, come la Baia di Dafine, la Baia dell’Orso e la Baia di Grama, sede di un santuario marittimo, sulle cui pareti rocciose si conservano centinaia di iscrizioni in greco, latino, albanese, databili tra antichità ed età moderna. Lungo tutto il litorale di Karaburun sono stati individuati, fino ad una profondità di 40 metri, numerosi siti di interesse archeologico e recuperati materiali vari, prevalentemente anfore commerciali databili dall’età arcaica fino al Medioevo, con una provenienza dalla Magna Grecia, dalla Grecia, dal litorale italico (adriatico e tirrenico), dall’Africa e dall’Oriente, numerose ceramiche e oggetti vari di età medievale e moderna, una statuina di bronzo raffigurante Atena, del I-II secolo dopo Cristo, in ottimo stato di conservazione, forse parte di una stadera, un elemento in bronzo della nave e una moneta bronzea dell’imperatore Gallieno (253-268 dopo Cristo). Tutti questi rinvenimenti sono attualmente conservati presso il Museo di Durazzo.

La mostra, organizzata dall’Istituto Italiano di cultura e dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con il Museo Storico Nazionale, l’Istituto di Archeologia di Tirana e le Università di Foggia, Bari, Bologna, Chieti, Ferrara e Macerata, presenta i risultati della cooperazione in ambito archeologico fra l’Italia e l’Albania a partire dai primi studi condotti tra la fine dell’Ottocento e la Seconda guerra mondiale fino a quelli più recenti (dall’anno 2000 fino ad oggi), frutto della ricerca in ambito universitario.

L’esposizione divisa in sezioni è costituita da pannelli e reperti rinvenuti nel corso delle indagini archeologiche. Particolare rilevanza tra quest’ultimi le sculture recuperate nel periodo degli anni ’20 a Phoinike e a Butrinto.

L’inaugurazione della mostra sarà preceduta da una conferenza stampa alla quale interverranno i responsabili delle missioni archeologiche italiane: Giuliano Volpe (Università di Foggia), Roberta Belli (Politecnico di Bari), Sandro De Maria (Università di Bologna), Marco Peresani (Università di Ferrara), Roberto Perna (Università di Macerata), Sara Santoro (Università di Chieti).

Giuseppe Lepore è il curatore della mostra e del catalogo bilingue, pubblicato dalla casa editrice Edipuglia; l’allestimento è di Frida Pashako, i video di Uzinaliquida.

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Redazione

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