Cultura e territorio

Fosse granarie, l’antica e tipica conservazione del grano in Capitanata

C’era un tempo in cui sul territorio di Foggia erano presenti più di mille fosse granarie, antiche e importanti testimonianze del forte legame tra la Capitanata e il grano.

Nel 1725 nacque ufficialmente l’Iistituto del Piano delle Fosse (detto anche Piano della Croce), la città di Foggia si imponeva così come importante centro di commercio per il Sud Italia e non solo.

Per fosse granarie si intende precisamente un silo scavato sotto terra a forma ditronco di cono, di una larghezza variabile dai 4 ai 6 metri di diametro alla base, e da 6 a 10 metri di profondità.

Ecco cosa scriveva il poeta Giuseppe Ungaretti in un suo scritto a proposito delle fosse granarie di Foggia: “Piazza ovale che non finisce più, d’una strana potenza. E’ tutta sparsa di gobbe, sconvolta, secca, accesa di polvere.

Da un lato la chiude una fila di carri obliqui sulle ruote nelle profondità dei quali i fichi d’india messi in mostra fanno come un mosaico con i loro colori gelati. Grandi scommesse a chi ne mangerà di più, e c’è chi arriva a mandarne giù anche cento.

Mi sono avvicinato ad una delle tante gobbe. Dietro aveva come le altre una piccola lapide. Smossa la terra, tolte le assicelle apparse sotto s’è aperto un pozzo e dentro s’alza un monte di grano.

Questa piazza a perdita d’occhio nasconde dunque l’uno accanto all’altro un’infinità di pozzi, conserva il grano della provincia che ne produce 3.000.000 di quintali e più. Altro che grotta di Alì Babà.

Ho visto cose antiche, nessuna m’è sembrata più antica di questa, e non solo perchè forse il Piano c’era prima di Foggia stessa, come fa credere la curiosa analogia fra “Foggia” e “fossa”, ma questo alveare sotterraneo colmo di grano mi riconduce a tempi patriarcali, quando sopraggiungeva un arcangelo a mostrare a un uomo un incredibile crescere e moltiplicarsi di figli e di beni. Nessun luogo avrebbe più diritto d’essere dichiarato Monumento Nazionale“.

Per il grande poeta italiano le fosse granarie di Foggia erano da considerarsi, quindi, un vero e proprio Monumento Nazionale da proteggere e del quale andare fieramente orgogliosi.

E’ importante ricordare che le fosse granarie della Capitanata acquisirono una grande importanza soprattutto con l’istituzione della Dogana delle pecore. Alla florida attività di pastorizia si affiancò, quindi, quella cerealicola. Potremmo considerare il fenomeno della transumanza, divenuto da poco patrimonio dell’Unesco, un fattore importante per la diffusione del sistema delle fosse granarie in Capitanata.

Un tempo le fosse permettevano agli agricoltori foggiani di attuare una la lunga conservazione dei cereali per lunghi periodi di tempo senza che vi era il bisogno di rimuoverli. Dopo la chiusura delle fosse granarie, considerate vere e proprie consuetudini contadine, furono nel 1930 inaugurati i “Silos”.

A Foggia il Silos granario era il più grande e importante d’Italia e d’Europa. Inaugurato nel 1937, l’edificio possente e molto particolare dal punto di vista architettonico, è l’ultimo testimone della Foggia “Capitale del Grano”.

Nel capoluogo dauno vi era il cosiddetto “Piano delle fosse”, un’area che occupava la zona che oggi va dall’attuale Piazza San Francesco alla Chiesa di San Giovanni Battista.

Oggi di queste antiche fosse del grano ne rimane solo uno, la si può notare antistante la chiesa di San Giovanni Battista. Di uella che un tempo era una fossa granaria oggi, purtroppo, vi rimane ben poco: è solo un buco nel suolo, pieno di rifiuti di ogni genere ed erbacce.

Nel territorio di Cerignola, invece, ancora oggi, è possibile ammirare l’antico Piano delle fosse granarie, conosciuto anche come “Piano San Rocco”. Si tratta di uno degli ultimi esempi in Capitanata di un’antica modalità di conservazione del grano ormai persa.

Il Piano delle Fosse Granarie costituito da più di 600 fosse estese su un’area di ben 26.000 metri quadri, è la testimonianza di uno dei momenti più importanti della vita agricola della Capitanata.

Sparse lungo il territorio foggiano è possibile scorgere ancora oggi alcune fosse granarie, come nel caso di quelle che si presentano in prossimità della masseria con chiesetta rurale in agro di Troia, a pochi chilometri da Foggia.
 

Crediti Foto: Masserie di Puglia

Fonti: “La scomparsa delle fosse da grano nelle città del Tavoliere di Puglia” di Ugo Iarussi – “Storia di Foggia” di Leonardo Scopece

Crediti Foto: Domenico Mazzaro

 

Annarita Correra

Mi chiamo Annarita Correra, ho 27 anni e amo raccontare storie. Credo che la bellezza salverà il mondo e per questo la cerco e la inseguo nella mia terra, la più bella del mondo. L’amore per la letteratura mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Lettere Moderne e quella magistrale in Filologia Moderna. Ho collaborato con riviste online culturali, raccontando con interviste e reportage le bellezze pugliesi. La mia avventura con Foggia Reporter é iniziata cinque anni fa. Da un anno curo la linea editoriale del giornale, cercando di raccontare la città e la sua provincia in modo inedito, dando voce e spazio alla cultura e alle nostre radici. Mi occupo di web editor e creo contenuti digitali, gestisco la pagina Instagram del giornale raccogliendo e raccontando le immagini più belle delle nostra terra.

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